Ogni anno il governo pubblica un bilancio. Ogni anno la stampa lo commenta per quarantotto ore e poi lo dimentica. Proviamo a leggerlo con un solo criterio: quanto di questa spesa costruisce capacità del paese, quanto invece protegge rendita?

L'esercizio è scomodo. La contabilità nazionale classifica correttamente la spesa per funzione, ma un dato aggregato non basta a mostrare la direzione del trasferimento di risorse tra generazioni. Non chiediamo se la spesa sia "buona" o "cattiva" in astratto. Chiediamo: chi paga, chi riceve, per quanto tempo e con quale risultato misurabile?

I numeri di partenza

Per evitare confronti fra perimetri diversi usiamo una sola base: Eurostat, amministrazioni pubbliche italiane, classificazione COFOG, anno 2023. Le dieci funzioni sommano a circa 1.149,2 miliardi di euro. La protezione sociale vale 449,3 miliardi, i servizi pubblici generali 158,2, la sanità 139,7, gli affari economici 124,4 e l'istruzione 84,4. Fonte, perimetro e API.

Valori Eurostat in milioni di euro, arrotondati al decimo di miliardo. Le etichette dell'ultima colonna sono una lettura di Giovane Italia, non categorie Eurostat. Nessuna funzione aggregata viene definita automaticamente «rendita».

Numeri lordi, presentati così, non dicono nulla. La domanda della nostra lente non è "quanto?" ma "per costruire cosa?". Una pensione minima a un ottantenne povero non è rendita: è il minimo etico di una Repubblica. Una pensione anticipata di privilegio, calcolata con regole che nessun trentenne vedrà mai applicarsi a sé stesso, è rendita strutturale.

Tre numeri che la politica non commenta

01. Interessi sul debito quasi pari all'istruzione

Nel 2023 le amministrazioni pubbliche italiane hanno sostenuto 77,8 miliardi di interessi, contro 84,4 miliardi per l'intera funzione istruzione: il 92,2%. Il confronto non dimostra per cosa sia stato contratto ogni debito e non autorizza a dire che gli interessi superino l'istruzione; mostra però quanto lo stock di debito restringa lo spazio per le priorità future. Serie Eurostat omogenee.

02. Protezione sociale oltre cinque volte l'istruzione

La funzione protezione sociale vale 449,3 miliardi, 5,3 volte gli 84,4 miliardi dell'istruzione. Protezione sociale non significa «pensioni» e tantomeno «rendita»: include prestazioni diverse e indispensabili. Il rapporto serve a rendere visibile la scala delle scelte, non a cancellare le differenze interne alla categoria.

03. Il dato aggregato non basta a chiamare una spesa «rendita»

Affari economici (124,4 miliardi), abitazioni e assetto del territorio (95,0) e servizi pubblici generali (158,2) possono contenere insieme investimenti, servizi correnti, trasferimenti e agevolazioni. Senza il dettaglio dei programmi, dei beneficiari, della durata e delle valutazioni d'impatto, una classificazione secca sarebbe propaganda, non analisi. La nostra tabella indica quindi «mista» quando il dato ufficiale non consente una separazione responsabile.

Quando un sistema converte tutto in rendita, smette di chiedersi "che cosa produce questo?" e si chiede solo "chi protegge questo?". — Quaderno di lavoro n° 4 · § 2.3

Cosa contestiamo, e cosa no

Non contestiamo l'esistenza del welfare. Non contestiamo che lo Stato spenda per la previdenza. Non contestiamo, in linea generale, l'invecchiamento della popolazione come fattore di pressione strutturale sulla spesa.

Contestiamo tre cose specifiche:

  • L'assenza di valutazione condizionata: troppe voci di spesa vengono rifinanziate per inerzia, senza chiedersi se hanno prodotto ciò che promettevano.
  • Le regole di calcolo asimmetriche: chi è dentro al sistema pensionistico pre-Dini ha regole strutturalmente più generose di chi entra oggi nel mercato del lavoro. Non per merito: per anno di nascita.
  • I limiti dei dati aggregati: le funzioni COFOG descrivono la destinazione della spesa, ma non misurano da sole qualità, equità o rendimento intergenerazionale. Per queste valutazioni servono indicatori ulteriori e serie storiche.

La nostra proposta operativa

Proponiamo tre interventi simultanei, da inserire nella prossima Legge di Bilancio:

  1. Allegato "Capacità o rendita" a ogni capitolo di spesa superiore a 500 milioni: indicatori di impatto verificabili, orizzonte temporale, condizionalità.
  2. Clausole di sunset automatiche per i sussidi non strutturali: scadenza a 3 anni con verifica obbligatoria di rinnovo.
  3. Contabilità intergenerazionale: pubblicazione annuale di un bilancio "ombra" che includa il debito implicito previdenziale e l'esposizione climatica.

Sono misure tecnicamente realizzabili in una legislatura. Sono politicamente difficili perché tolgono opacità a un sistema che dell'opacità ha bisogno per sopravvivere. Questa è esattamente la differenza tra una politica della capacità e una politica della rendita: la prima accetta di essere misurata, la seconda no.


La tabella completa, le fonti puntuali, le API interrogate, la data di estrazione, le regole di classificazione e i margini di incertezza sono pubblicati nella pagina Fonti e metodo. I calcoli sono riproducibili e le interpretazioni editoriali restano esplicitamente separate dai dati Eurostat.

Se vuoi contribuire all'analisi del prossimo Quaderno, l'Ufficio studi è aperto al confronto con economisti, statistici e ricercatori.

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