Il nostro manifesto.
Realismo e idealismo, simultanei, non in sequenza. Pragmatismo radicale nel metodo. Idealismo rigoroso nella direzione. Un criterio, uno solo, per giudicare ogni decisione: costruisce capacità, o protegge rendita?
I dieci temi.
Dieci temi fondamentali. Non è un programma elettorale chiuso: è il punto di partenza da cui costruire, attraverso il confronto democratico e la disciplina associativa, un corpo politico coerente.
Dignità, stabilità, detassazione.
Il lavoro è il terreno su cui si misura il patto tra cittadino e Repubblica. In Italia quel patto è oggi spezzato.
In Italia il patto del lavoro è oggi spezzato da tre patologie strutturali: la precarietà cronica, il costo eccessivo del lavoro per le imprese e i salari insufficienti per i lavoratori. Questi tre problemi non sono separati: sono facce della stessa crisi.
La proliferazione di contratti atipici, tirocini non formativi e partite IVA fittizie ha creato una generazione di lavoratori senza diritti e senza prospettive. La flessibilità del mercato del lavoro, invocata per decenni come panacea, si è tradotta in instabilità permanente. Giovane Italia propone una razionalizzazione che renda il contratto a tempo indeterminato la forma ordinaria di impiego, limitando le forme atipiche a casistiche specifiche e verificabili.
In Italia assumere un dipendente costa troppo rispetto a quello che il dipendente effettivamente percepisce. Il cuneo fiscale è tra i più alti d'Europa: le imprese non assumono, i lavoratori non guadagnano abbastanza. La nostra proposta è una progressiva riduzione del cuneo. L'obiettivo è rendere conveniente assumere e dignitoso lavorare.
I salari italiani sono fermi da trent'anni in termini reali. Sosteniamo l'introduzione di un salario minimo legale come soglia di dignità inderogabile, integrato e non sostitutivo della contrattazione collettiva. Parallelamente, serve una politica industriale che investa in settori ad alto valore aggiunto. Sulle pensioni: completamento della transizione al metodo contributivo per tutti, eliminando le sacche di privilegio residue; flessibilità in uscita legata alla sostenibilità attuariale; rafforzamento della previdenza complementare per i giovani con carriere discontinue.
Autonomia strategica e vocazione mediterranea.
Per decenni l'Italia ha praticato un immobilismo diplomatico che l'ha resa prevedibile e marginale: sempre a metà, mai decisiva.
Giovane Italia sceglie una politica estera adulta: interessi nazionali chiari, alleanze coerenti, autonomia strategica.
L'Italia è parte integrante dell'Europa, ma il progetto europeo versa in condizioni critiche. L'Unione non dispone di una politica estera e di difesa realmente comune, e questo la rende irrilevante nelle crisi internazionali. La gestione asimmetrica delle crisi economiche ha alimentato fratture tra "Nord" e "Sud" del continente. La dipendenza tecnologica da potenze extraeuropee mina la sovranità concreta dell'Unione.
Vogliamo riformare le modalità di integrazione e decisione a livello comunitario: estensione del voto a maggioranza qualificata alle materie oggi bloccate dall'unanimità, costruzione di una vera politica di difesa comune, revisione della governance fiscale affinché le regole siano strumento di crescita, non solo di austerità. Un'Italia forte è un'Europa forte.
L'Italia deve affermarsi come potenza di stabilizzazione nel Mediterraneo. Questo significa ridurre le dipendenze strategiche, condurre una diplomazia economica coordinata con gli alleati europei, accordi commerciali congiunti, investimenti condivisi nelle infrastrutture del Nord Africa, promozione del sistema produttivo nei mercati della sponda sud, e rafforzare la capacità di deterrenza militare.
Pubblico forte, privato regolato, diritto alla cura.
Una Patria che non si preoccupa dei suoi figli ammalati ha perso una delle sue funzioni civilizzatrici.
Il Servizio Sanitario Nazionale è un patrimonio da difendere con riforme vere, non con dichiarazioni di principio. Il divario territoriale Nord-Sud nell'accesso alle cure è una ferita nazionale. Le liste d'attesa sono incompatibili con il diritto alla salute e spingono forzatamente verso il privato. La carenza di personale medico e infermieristico si aggraverà con l'invecchiamento della popolazione.
La decentralizzazione regionale ha prodotto inefficienze ingiustificate. I Livelli Essenziali di Assistenza esistono già sulla carta, ma il sistema di monitoraggio e sanzione è largamente inefficace: nel 2023 solo tredici Regioni su ventuno risultavano adempienti, e di queste appena tre appartenevano al Mezzogiorno. Il problema non è l'assenza di standard, ma la mancanza di conseguenze reali per chi non li rispetta.
Una sanità moderna riconosce il bias di genere radicato nella ricerca e nella pratica clinica. Il corpo maschile è stato storicamente lo standard, portando a sottovalutazioni dei sintomi femminili. Servono linee guida cliniche che riconoscano le differenze di presentazione, dati disaggregati per genere ed età, meccanismi di miglioramento della qualità della cura.
Lo Stato non può ordinare alle persone di fare figli, ma deve creare le condizioni materiali perché la scelta sia possibile: incentivi fiscali mirati, asili nido accessibili, politiche abitative per le giovani famiglie, lavoro stabile. Parallelamente, serve investire nella qualità dell'esperienza del parto, contrastando la violenza ostetrica, la mancanza di consenso informato e l'eccessiva medicalizzazione del parto fisiologico.
Restituire la scuola a chi la fa vivere.
"Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere." — Piero Calamandrei
La scuola è l'infrastruttura civile più importante di un paese: dovrebbe produrre non solo conoscenza, ma cittadinanza, mobilità sociale e fiducia nel futuro. L'anima della scuola è il corpo docente. Quando gli insegnanti sono lasciati soli, sottopagati, non riconosciuti socialmente nel loro ruolo fondamentale e schiacciati dalla burocrazia, le conseguenze ricadono sugli studenti.
La dignità professionale passa dal giusto riconoscimento economico. Proponiamo un piano di adeguamento degli stipendi alla media europea, commisurato alla responsabilità e alla complessità del ruolo educativo. La qualità della didattica richiede aggiornamento costante: percorsi di formazione continua, obbligatoria e gratuita, per allineare le competenze ai rapidi cambiamenti culturali, tecnologici e pedagogici del nostro tempo.
Dobbiamo liberare gli insegnanti dalle scartoffie. Una riduzione drastica della burocrazia per permettere ai docenti di tornare a concentrarsi sulla didattica e sul rapporto umano e formativo con gli alunni.
Sull'edilizia scolastica, i dati del Ministero (anno 2023-2024) sono drammatici: dei quasi 40.000 edifici statali, circa il 90% non dispone di tutte le certificazioni obbligatorie. Solo il 47% possiede il certificato di agibilità e appena il 45% ha ottenuto il collaudo statico. Meno del 15% degli edifici in zona sismica è stato adeguato alla normativa antisismica. La scuola non produce reddito immediato, ma produce cittadini: questo è sufficiente a giustificare un piano straordinario.
Legalità, dignità, capacità di assorbimento.
Non si può fermare il vento con le mani. Rifiutiamo sia la propaganda sia l'immobilismo.
L'attuale gestione dei flussi migratori è percepita come allo sbando e spesso disumana. Il risultato è un fallimento doppio: sofferenza per chi arriva e insicurezza per chi vive qui.
La nostra politica migratoria si fonda su tre principi. Il primo è la legalità: canali di ingresso legali e controllati, lotta ai trafficanti, tracciabilità dei percorsi. Il secondo è la dignità: tutela della vita e dei diritti fondamentali, fine del limbo amministrativo in cui migliaia di richiedenti asilo restano per mesi senza risposta, senza status giuridico definito e senza reale accesso ai servizi.
Il terzo principio è la capacità di assorbimento: i flussi devono rispettare la tenuta sociale, la disponibilità di lavoro e servizi, e la coesione delle comunità. Chi entra legalmente aderisce a un patto di diritti e responsabilità.
La migliore politica migratoria per l'Italia è una politica per non perdere i suoi giovani: salari e produttività, accesso alla casa, percorsi di carriera trasparenti, ricerca e innovazione, servizi pubblici affidabili. Il ritorno di coloro che sono andati altrove in cerca di un luogo migliore in cui vivere è una priorità assoluta di Giovane Italia.
Indipendenza e rete moderna.
Senza autonomia energetica non esiste indipendenza reale. L'energia è la precondizione materiale di ogni politica industriale, di ogni strategia di difesa, di ogni ambizione di modernità.
Giovane Italia sostiene il nucleare di nuova generazione e le rinnovabili, in un mix che garantisca sicurezza dell'approvvigionamento, competitività dei prezzi e sostenibilità ambientale.
La transizione energetica non è un lusso ideologico: è una necessità strategica. Ma deve essere guidata dalla realtà fisica e ingegneristica, non dagli slogan. Il nucleare di nuova generazione richiede tempi lunghi di realizzazione e investimenti ingenti: per questo la decisione va presa ora, con un programma pluridecennale chiaro, trasparente nei costi e nelle tappe.
Nel breve e medio termine, va affiancato da un'accelerazione decisa sulle rinnovabili e sullo stoccaggio energetico. La rete elettrica italiana necessita di un adeguamento profondo: capacità di stoccaggio, resilienza, smart grid.
Energia affidabile e a prezzi competitivi è la condizione per l'industria, il lavoro e la sicurezza nazionale.
Riarmo e autonomia.
Il diritto si basa sulla norma, ma spesso richiede la capacità concreta di farlo rispettare. Senza capacità di difesa non esiste legge che tenga.
Giovane Italia con maturità afferma che il diritto si basa sulla norma, ma spesso richiede la capacità concreta di farlo rispettare. Servono investimenti mirati per colmare ritardi e dipendenze.
L'industria della difesa nazionale è un asset strategico da tutelare. Affermiamo la centralità della Marina e della sicurezza delle rotte marittime fondamentali per la proiezione italiana nel Mediterraneo.
Dove la scala nazionale non basta, la risposta è una coordinazione europea in materia di difesa, con dottrine e armamenti concordati con gli alleati europei. Non per cedere potere, ma per moltiplicarlo.
La sovranità europea si misura anche dalla capacità concreta di proteggere confini, rotte, cittadini e interessi comuni.
Tempi certi, pene certe, autonomia.
Lo stato di salute di una democrazia si giudica da come tratta i suoi cittadini quando sono sul piatto della bilancia del giudizio.
In Italia persiste un garantismo selettivo che tutela i colletti bianchi, con residui legislativi e conflitti d'interesse non risolti. Questo va superato con chiarezza. Il conflitto di interessi è un male endemico della nostra società.
Lotta all'evasione fiscale, con linea più incisiva contro chi sottrae risorse comuni; danno erariale e furto di capitale pubblico come tema di giustizia sociale; conflitto d'interessi con regole stringenti e applicabili, non simboliche. La nostra missione è spezzare il parastato e le reti opache che prosperano sull'ambiguità: corruzione, rendite, clientele, intermediazioni abusive, illegalità organizzata.
Proponiamo un potenziamento della Direzione Investigativa Antimafia e la difesa del regime del 41-bis. Appellandoci a tutti i martiri dello Stato, ci imponiamo la sconfitta della Mafia e di tutte le sue emanazioni come principio fondante.
I tempi dei processi in Italia sono incompatibili con quelli di un paese moderno. La prescrizione diventa troppo spesso strumento di impunità per i furbi e motivo di sofferenza per i cittadini onesti. Lo snellimento dei processi e gli investimenti sull'infrastruttura giudiziaria sono di vitale importanza. Le condizioni di sovraffollamento delle carceri sono indegne per una democrazia che si dice civile.
Smettere di formare per esportare.
L'Italia investe troppo poco in università e ricerca rispetto alle grandi nazioni europee. Eppure produce eccellenza. Il problema è il dopo.
L'Italia investe appena lo 0,9% del PIL nell'istruzione terziaria, contro l'1,5% della Francia e l'1,3% della Germania. Eppure produce eccellenza: molte università e ricercatori competono ai livelli più alti. Il problema è il dopo: opportunità carenti per numero e compenso. Il paese finanzia la formazione e poi perde valore, competenze e futuro.
Più fondi e stabilità per percorsi di carriera nella ricerca meno precari e più competitivi. Connessione con l'economia reale attraverso il trasferimento tecnologico, ossia la collaborazione strutturata tra università e imprese per tradurre la ricerca in innovazione applicata, brevetti e spin-off. I dottorati industriali devono diventare strumenti seri: oggi troppo spesso mancano di una reale connessione con le aziende partner, offrono borse inadeguate e non garantiscono sbocchi professionali coerenti.
L'Italia attrae pochi studenti e ricercatori stranieri: secondo i dati Eurostat, gli studenti universitari stranieri rappresentano circa il 4,8% degli iscritti, a fronte di una media europea dell'8,4%. Nel 2022 gli studenti internazionali iscritti agli atenei italiani erano appena 59.000, contro i 369.000 della Germania.
Questa scarsa attrattività dipende dalla limitata offerta formativa in lingua inglese, da procedure burocratiche complesse per i visti, dalla carenza di alloggi e servizi di integrazione, e da borse di studio non competitive. Senza talenti in ingresso, il declino diventa anche culturale.
Il corpo è di chi lo abita.
Ogni persona è sovrana sul proprio corpo e sulle proprie scelte di vita, finché le sue azioni non nuocciono a terzi. Questo principio non è negoziabile.
Giovane Italia si fonda su un principio chiaro: ogni persona è sovrana sul proprio corpo e sulle proprie scelte di vita, finché le sue azioni non nuocciono a terzi. Questo principio non è negoziabile e non ammette eccezioni ideologiche, confessionali o partitiche.
Sosteniamo le unioni civili con piena parità di diritti.
Sosteniamo il diritto al fine vita come espressione della dignità della persona. Difendiamo il diritto all'aborto come conquista civile irrinunciabile. Sosteniamo la libertà di espressione come fondamento della democrazia.
La difesa della libertà personale appartiene al patto repubblicano, non a una bandiera di parte.
Sovranità tecnologica e rifondazione valoriale.
L'IA è una grande rivoluzione: opera trasversalmente, non sostituisce solo il lavoro fisico, ma anche quello cognitivo avanzato, ed evolve su scala di mesi, non di decenni.
L'IA cambierà il lavoro, la pubblica amministrazione, la ricerca, la creatività, la difesa e la sicurezza nei prossimi decenni. Il compito dello Stato è duplice: proteggere i cittadini dai rischi e potenziare il paese per non restare dipendente.
Senza sovranità tecnologica, ogni discorso su autonomia politica e valori europei è retorica vuota. Se i modelli di IA che analizzeranno i nostri dati sanitari, giudiziari, educativi, militari sono controllati da aziende private americane o cinesi, noi non siamo cittadini di una repubblica: siamo utenti di un servizio revocabile. Servono investimenti pubblici europei in modelli di IA come infrastruttura pubblica.
La sovranità tecnologica ha senso solo se sappiamo cosa vogliamo farne: senza valori diventa dominio travestito da autonomia, senza infrastruttura resta principio astratto.
In un mondo in cui le macchine sono più efficienti dell'uomo nel fabbricare oggetti e conoscenza, il valore umano si misura nell'incarnazione: nella cura, nella presenza, nella capacità di portare il peso di una storia e di una speranza collettiva. Quello che rende insostituibile l'uomo non è l'efficienza, ma l'incarnazione e i suoi valori.
Sette domande con cui giudichiamo ogni proposta — anche le nostre.
Davanti a qualsiasi proposta — nostra o altrui — ci poniamo sette domande. Sono il filtro che applichiamo prima di mettere una misura nel programma e dopo, quando arriva il momento di difenderla in aula.
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Costruisce capacità o protegge rendita? La domanda madre. Se la risposta è rendita, ci opponiamo. Se la risposta è capacità, sosteniamo.
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Chi riceve il beneficio e chi paga il costo? Se il beneficio è concentrato su una categoria presente e il costo è disperso su soggetti futuri o non rappresentati, la proposta è sospetta.
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Quando arrivano i benefici e quando arrivano i costi? Se i benefici sono immediati e i costi differiti, sospettiamo la presenza di scippo temporale.
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Che cosa resta? Dopo che il beneficio è stato consumato, il paese è più capace o meno capace? Le istituzioni sono più forti o più deboli? Le possibilità sono più ampie o più ristrette?
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Si può correggere? Se la proposta produce effetti irreversibili — consumo di territorio, perdita di competenze, debito improduttivo, danno demografico — richiede prudenza massima.
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Protegge chi è fragile oggi? Non costruiamo il futuro distruggendo il presente. Una politica che abbandona i più deboli in nome del domani non è giusta. Ma una politica che protegge il presente consumando il futuro non è giusta ugualmente.
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Come si finanzia? Una proposta che non dice chi paga non è una proposta. È una promessa. E le promesse senza copertura sono esattamente ciò che ha consumato il futuro per decenni.
Forse falliremo.
Ma intanto scegliamo.
Non sarà per mancanza di soluzioni — le abbiamo, e altre ne troveremo. Sarà, se accadrà, per l'incapacità di costruire una comunità politica che non si regga sul tornaconto immediato. Ma intanto scegliamo. Scegliamo di non essere ignavi. Da molti, uno. Non per uniformità, ma per volontà.